Dove si trova il ferito? Un’app lo localizza

Da l’Eco di Bergamo del 12 settembre 2014, pagina 29:

 

‘Dove sei?’ in inglese si dice ‘Where are you?’. Che si può abbreviare anche in ‘Where are u?’. Proprio questo gioco di parole dà il nome a una nuova applicazione per smartphone realizzato dall’Azienda regionale emergenza urgenza, in sigla appunto Areu, e che consente di localizzare con precisione millimetrica la posizione di una persona ferita o dispersa che chiamerà il numero d’emergenza unico regionale –il 112, ma raggiungibile anche con il 113, 115 e 118 – proprio attraverso l’app, che è già scaricabile gratuitamente dagli store delle piattaforme Apple, Android e Windows. In pratica, anziché comporre il 112 dalla normale tastiera del telefono, si potrà semplicemente premere un pulsante (virtuale), una volta aperta l’app, per essere messi in contatto immediatamente (e gratuitamente,ma questo è la norma anche attraverso la numerazione standard) con la centrale unica del 112. Ma il vantaggio non consiste soltanto nel non dover comporre un numero di telefono:’L’app è stata realizzata per consentire alla centrale operativa di localizzare con precisione assoluta la posizione di chi chiama – spiega Cristina Corbetta, responsabile della comunicazione di Areu – : anche le celle telefoniche permettono agli operatori di individuare da dove chiama un utente con il cellulare, ma non sempre c’è grande precisione. Con questa app il segnale non parte infatti dalla cella telefonica, ma direttamente dal cellulare di chi chiama. E i vantaggi si avranno chiaramente soprattutto quandoi soccorritori dovranno andare a prelevare un ferito che sitrova in una zona impervia, come possono essere le nostre montagne’. Agli operatori della centrale il cellulare, attraverso l’app, invierà infatti le coordinate precise del posto da cui si chiama. L’app è già scaricabile e Areu invita tutti a renderla disponibile sul proprio cellulare, anche se non si pensa di dover andare in montagna o di avere la necessità di chiamare un numero d’emergenza. La nuova applicazione – che si chiama ‘112 Where are u’ e che, con questo nome è possibile cercare sugli store del proprio smartphone – non è comunque stata pensata per essere utilizzata solo ed esclusivamente alla persona rimasta ferita, in difficoltà o dispersa. Se a chiamare è un testimone di un fatto, quest’ultimo ha la possibilità, semplicemente cliccando sull’unica icona rossa presente sulla schermata, di farla diventare verde, informando così in automatico – e senza la necessità di comunicarlo a voce – l’operatore della centrale che si tratta di un testimone: ‘In questo modo – spiega ancora Corbetta – l’operatore potrà meglio indirizzare le proprie domande. Tutti i dati raccolti in tempo reale saranno inviati al servizio di soccorso più vicino territorialmente e più idoneo, il quale riceverà anche una dettagliata ‘scheda contatto’ creata’. Qualora ci si dovesse trovare in una zona del territorio nazionale non ancora coperta dal servizio’Numero unico 112′, direttamente dall’app è ancora possibile contattare i tradizionali numeri di emergenza: 112, 113, 115 e 118. Anche in questo caso alla centrale operativa più vicina arriveranno comunque i dati sulla latitudine e longitudine relative alla propria posizione, fornendo così una localizzazione dettagliata. Si tratta per il momento della prima e unica applicazione di questo genere realizzata in Italia: può essere utilizzata in tutta la Lombardia. ‘Si tratta di un’app che potrà diventare fondamentale per i soccorsi in montagna – sottolinea Cristina Corbetta –, quando una persona in difficoltà si trova in una situazione dove tutt’intorno appare identico e dove non sa dare un preciso punto di riferimento. Oppure quando si è persa e intorno ha soltanto piante: in questo caso la centrale operativa riesce, attraverso il gps del cellulare, a individuare su una mappa la sua posizione precisa’. In pratica il ritrovamento di un disperso avverrà ora in tempo reale, almeno sulle mappe della centrale operativa. E questo consentirà un notevole risparmio di tempo ed energie per i soccorritori, che potranno così andare sul sicuro.
Quando si dice: una telefonata allunga la vita.
In questo caso potrà salvarla.



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