L'ultimo pastore ....... ad Ardesio!

 

Araba Fenice - Comune di Ardesio - ProLoco Ardesio

 

 

 

 

 

 


L’associazione culturale “Araba Fenice”, l’amministrazione comunale di Ardesio e la ProLoco Ardesio, sono liete di invitarvi alla proiezione del film


L’ULTIMO PASTORE

Regia di Marco Bonfanti


Ardesio, Teatro dell’Oratorio, ore 20.45, venerdì 14 giugno 2013

Ingresso gratuito

 

Sarà presente alla proiezione il protagonista, l’ardesiano Renato Zucchelli, il regista Marco Bonfanti e la produttrice Anna Godano.

 

La proiezione verrà anticipata da una breve introduzione-intervista moderata dalla insegnante e giornalista Anna Carissoni.

L'ultimo pastore, un film di Marco Bonfanti

L’ultimo pastore, un film di Marco Bonfanti

Il film, la sinossi

Renato Zucchelli è l’ultimo pastore rimasto in una metropoli. E ha un sogno: portare il suo gregge nel centro inaccessibile della città per incontrare i bambini che non lo hanno mai visto, mostrando loro che la libertà e i sogni saranno sempre possibili finché ci sarà spazio per credere in un ultimo pastore…che conquistò la città con il suo gregge e con la sola forza della sua fantasia.

Clicca qui per visualizzare il sito internet del film.

Il trailer

 

Note del regista, Marco Bonfanti

Renato Zucchelli, l’ultimo pastore della grande metropoli, ha attratto subito la mia attenzione con la forza della sua esistenza e con il suo modo di vivere fiabesco. Quando ho scoperto che si muoveva ancora con il suo gregge tra quartieri residenziali, cementifici, betoniere e palazzi, ho pensato subito che egli potesse rappresentare un mondo in via d’estinzione, che potesse divenire un simbolo per l’Occidente e per la sua corsa inarrestabile verso il progresso. Renato sembra un orco delle favole giunto da chissà quale tempo. Ha gli occhi dolci, il sorriso gentile, uomo d’altri tempi, di altri sentimenti. Questa sua purezza, questa sua innocenza mi hanno ispirato la storia di questo viaggio bizzarro. Mi hanno fatto tornare bambino, proprio come lui. E così ho scritto una sceneggiatura e dei dialoghi piuttosto precisi, cercando di riflettere sul concetto di libertà nel nostro secolo, creando un personaggio ossessionato dal compimento di una strampalata missione: portare la sua idea di libertà e i suoi sogni alle nuove generazioni. Comincia così il racconto poetico e stralunato di un pastore metropolitano, che tra finzione e documentario si fa largo come un mio personalissimo Don Chisciotte fra i palazzi e le macchine, i grattacieli e le incomprensioni del progresso. Una fiaba contemporanea, a metà tra il cartoon e il musical, che offre uno sguardo leggero sui limiti della nostra società, smarrita perché ha scambiato il progresso con la felicità. Perché Renato ci dice che il mondo può essere migliore se crediamo nei sogni, se crediamo esista davvero un ultimo pastore…

Note di produzione
Il viaggio bizzarro di Renato verso la conquista della città ci racconta un cambiamento. Con gli occhi incantati da bambino che il protagonista serba ancora, riusciamo davvero a scorgere fino a dove ci ha condotto la nostra inarrestabile sete di modernità. Senza retorica e in modo semplice e fiabesco, l’esempio di Renato ci pone di fronte a tutto quello che abbiamo scelto di abbandonare per seguire la strada del progresso e per rincorrere la via della modernità.La stessa strada che tutto l’Occidente ha percorso e che ormai si è rivelata fallimentare, fino a porci nelle condizioni di ricercare una via alternativa, alla ricerca delle radici perdute. Questo film contiene una magia arcaica, perché riesce a raccontare in modo semplice, divertente e poetico come questa nostra ricerca possa portarci a ritrovare ancora quei luoghi dove l’essere umano è al centro del mondo, quei luoghi dove c’è ancora qualcuno in grado di sognarli. Fra situazioni comiche e momenti di poesia per immagini; fra la verità del suo protagonista e la costruzione drammaturgia ed estetica per raccontarlo, il gesto indimenticabile di un pastore metropolitano lascerà nel ricordo di chi lo guarda la sensazione di aver partecipato con lui a una conquista folle ed eroica. Un gesto incredibile e bizzarro anche per noi, che seguendo un regista visionario e fantasioso abbiamo creduto in una sfida impossibile per un film indipendente: una scena finale con 1000 pecore nel simbolo meno accessibile di Milano, città industriale e divorata dal progresso. Ma così come per Renato, anche per noi si è realizzato un momento unico e irripetibile, in cui la verità e finzione sono diventate un tutt’uno, imprimendosi sui volti esterrefatti dei giornalisti presenti, dei turisti increduli e dei bambini protagonisti in estasi. Ai piedi dell’ultimo albero della città, di fronte all’ennesima enorme e informe fabbrica, il pastore si riposa con il suo fedele cane e torna a rifugiarsi lì dove può davvero affermare la sua dignità senza vergogna. Come in un sogno ancora possibile…



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